Bologna – Firenze – Giorno 1

Il treno arriva a Bologna Centrale in perfetto orario alle 10.08 e 5 minuti dopo sono gia’ sulla strada diretto verso gli Appennini. I primi 5 km all’interno di Bologna non sono facili: molto traffico, tanti semafori e molto caos. Ma la strada per abbandonare il capoluogo emiliano e’ semplice: basta seguire la strada statale SS9 parallela al percorso dei binari della stazione nella direzione di Firenze, proseguire per un paio di km in questa direzione (ad un certo punto compaiono anche i cartelli per la Futa) e girare a sinistra all’incrocio di Piazza Santo Stefano. Da qui il traffico si riduce un po’ e il viaggio prosegue piu’ tranquillo (momentaneamente). Mi mantengo sempre sulla SP65 a sinistra del torrente Savena, anche quando ad alcuni bivi, trovo cartelli indicanti Firenze, Loiano o Monghidoro. A ritmo tranquillo raggiungo Rastignano, poi Pianoro e finalmente mi trovo immerso nel verde con la vista che si apre sulle colline circostanti. E’ a questo punto, quando ormai sono circa le 11.30 che comincia ad aumentare il numero di motociclisti sulla strada. Arrivano da entrambe le direzioni a gruppi anche di 10, si buttano in curva ad emulare Valentino, invadono l’altra corsia, e mi passano oltremodo vicino noncuranti della mia presenza. Purtroppo non posso farci nulla, quindi proseguo pazientando e pregando di non essere toccato ogni volta che sento una moto avvicinarsi. La vista per fortuna mi consola e un timido sole mi sospinge.

Ristoro a Loiano

Ristoro a Loiano

Dopo 35 km in cui la strada ha iniziato a salire, con il tratto piu’ duro tra Pianoro e Liverniano, e il paesaggio che ha iniziato a rivelare parte della sua bellezza, raggiungo Loiano a quota 714 m.s.l.m. Mi fermo qui attirato dalle bancarelle del mercato e motivato dalla fame. Nella piazzetta del paese il mercato lascia spazio ad una zona ristoro, dove ordino una crescentina al crudo e mi fermo a mangiare. Dopo una breve passeggiata digestiva nel centro di Loiano, decido di riprendere a pedalare. Dopo pochissimi km raggiungo Monghidoro.

Colline bolognesi

Colline bolognesi

Il mio pedalare e’ spesso interrotto da una sosta per fare una foto: dalla mia posizione riesco a vedere piu’ colli uno dietro l’altro. Qualcuno coltivato, qualcuno no, offrono uno spettacolo stupendo. L’unica nota dolente di questo tratto e’ il continuo viavai di motociclette, che rovina veramente l’atmosfera. La strada intanto sale, talvolta con pendenze anche impegnative: come segnalato da un cartello si arriva fino al 13%. Il percorso pero’ e’ veramente interessante, offre una vista sui colli circostanti che e’ diversa ad ogni curva, e se non fosse per la foschia della giornata, all’orizzonte forse si vedrebbero ancora piu’ cime.

Passo Raticosa

Passo Raticosa

In questo tratto il primo obiettivo, o piccolo gran premio della montagna e’ il Passo della Raticosa, la cui distanza e’ scandita ad ogni km da un preciso cartello. Quando mi sto avvicinando al Passo, il vento comincia ad aumentare (non a caso hanno installato qui delle pale eoliche) e il meteo peggiora promettendo pioggia da un momento all’altro. Raggiungo finalmente il Passo della Raticosa invaso da un’orda di motociclisti che occupa l’inteo piazzale, e spazzato da un bel vento fresco. Decido di non fermarmi troppo al Passo, giusto il tempo di una foto e riparto alla volta della Futa. Il tratto di discesa che segue il Passo della Raticosa preannuncia un’ulteriore salita per il Passo della Futa.

Verso il Passo della Futa

Verso il Passo della Futa

Ma non e’ cosi’ semplice, qui si presentano alcuni saliscendi prima dell’ultima vera salita verso il passo. In piu’ il profilo delle montagne qui e’ leggermente cambiato: cime collinari e rotonde, spesso coltivate ed ordinate, ora sono intervallate da cime piu’ alte e rudi. Anche stavolta dei cartelli segnalano con cadenza kilometrica l’avvicinarsi al Passo. In questo tratto si trovano anche un paio di fontane, di cui una pero’ secca e con acqua (se ce ne fosse) non potabile. Un po’ affaticato da questi continui su e giu’, raggiungo il Passo, consapevole che sara’ l’ultima fatica della giornata. Dal Passo della Futa all’albergo Gualtieri, rifugio per la mia nottata, sono solamente 4 km di totale discesa.

 

 

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