Corsica – Giorno 1

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Il ponte crollato la cui foto ci e' costata cara

Il ponte crollato la cui foto ci e’ costata cara

La nottata col mare mosso non e’ piaciuta a Paolo che ha dormito alquanto male, mentre io mi son svegliato solo un paio di volte giu’ dal materassino. Facciamo colazione mentre seguiamo il profilo della Corsica mentre la nave si avvicina a Bastia. Quando la nave attracca scendiamo alle bici un po’ in ritardo, sleghiamo e abbandoniamo la nave. Ci accoglie un cielo serenissimo con una temperatura ideale. Non commentero’ piu’ il meteo dei giorni a seguire perche’ sarei monotono: sole, sole e ancora sole. Spettacolare.

Per uscire da Bastia incontriamo qualche problema, perche’ un tunnel che la cartina ci indica in realta’ non e’ percorribile dalle bici. Dopo aver chiesto istruzioni a passanti ed edicolanti in francese ed italiano, troviamo una via alternativa e finalmente siamo in pista.

I primi 15 km sono su una strada ad alto traffico che nella seconda parte sembra anche un’autostrada. Per fortuna un signore ci ha rassicurati che in Corsica autostrade non ne esistono e i ciclisti possono andare ovunque tranne per alcuni brevi tratti (tunnel o ponti) per i quali esistono delle vie alternative dedicate. Noi seguiamo la N193 in direzione di Casamozza, e alla rotonda poco dopo la stazione di Casa Nostra, deviamo a destra verso Corte. Qui comincia una lieve ma lunga salita.

Abbiamo percorso solo 25 km, siamo in territorio corso da 2 ore e 30 minuti e abbiamo scattato a malapena 5 foto, quando Paolo ha gia’ forato una gomma. Ma non e’ solo questo. Innanzittutto, la foratura non e’ casuale: per fare la foto ad un ponte crollato ha parcheggiato la bici su dei rovi e non appena ripartiti, mi son sentito chiamare alle spalle al grido di “Mi sa che ho forato”. Ci fermiamo in un anonimo parcheggio di un paesino desolato nel mezzo della natura: non esistono passanti, ne’ esseri viventi, solo qualche macchina che passa ogni tanto. Paolo smonta la ruota, leva la camera d’aria e si occupa di ripararla, io inserisco quella nuova e gonfio. Terminato il cambio, rigiriamo la bici, riempiamo nuovamente le sue borse, le rimettiamo sul portapacchi, e si accorge di aver forato pure la ruota anteriore. E giu’ a rismontare tutto. Come prima, lui smonta, io rimonto e gonfio. Non avendo due camere di scorta, uso quella che ha appena riparato, mentre lui ripara quest’altra. Inizio a gonfiare lentamente con la mia pompetta della Decathlon, passano i minuti, ma non riesco ad andare oltre una certa pressione: la gomma rimane sembra molto sgonfia. Penso di essere veramente scarso, e allora mi siedo e inizio una serie rapidissima e prolungata di pompate. Sconvolto dal fatto che non ottengo alcun risultato, attribuisco la colpa alla povera pompetta e decido di esplorare i dintorni alla ricerca di un benzinaio o qualcuno con una pompa migliore o un compressore. Non trovo nulla, allora ricomincio a pompare fino allo sfinimento. Dopo 20 minuti di tentativi, in cui mi son seduto, sdraiato, ho cambiato braccio per gonfiare, Paolo con la solita tranquillita’ e tempismo mi avverte: “Forse non l’ho riparata bene quella camera d’aria”. Attonito e sfinito, non mi lamento neanche troppo, smonto la ruota, sostituiamo la camera d’aria con l’altra che Paolo ha riparato nel frattempo e rigonfio. Stavolta raggiungo una pressione decente in qualche minuto e dopo un’ora ripartiamo.

Pranzo sotto il ponte

Pranzo sotto il ponte

Per nulla demotivati continuiamo il nostro percorso verso Corte. Non esistono molti paesi da Casamozza a Corte, non si trovano fontane, e fa molto caldo. Quando troviamo Ponte Leccia intorno alle 14 con 45 km percorsi, decidiamo di fare spesa in un piccolo supermercato e andare a mangiare sotto un ponte. Ci prepariamo una fantastica pasta con sugo al tonno portato da Paolo, e ci rilassiamo un attimo in riva al fiume. Quando ripartiamo ci mancano ancora poco piu’ di 20 km. Le pendenze si fanno anche leggermente piu’ impegnative, e superiamo un cicloturista straniero in viaggio da solo. Una delle gomme di Paolo non regge molto, quindi dobbiamo ogni tanto fermarci a gonfiarla. Scolliniamo a circa 530 m.s.l.m. e 7 km da Corte. Raggiungiamo il paese dopo aver cercato inutilmente un benzinaio o un’officina aperti, ma essendo domenica non troviamo nulla. Decidiamo di rimandare al mattino seguente, montare la tenda e goderci la serata. A Corte troviamo un ottimo ristorantino dove ci prendiamo un bel menu’ completo (primo, secondo e dolce) per 22 euro, e andiamo fino alla cima della rocca.

 

 

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